avvicendamento di presidente del CROAS Veneto 

Thursday, June 04, 2015
Nel corso della seduta di Consiglio di sabato 18 aprile 2015 a Rovigo, si sono accettate le dimissioni dalla carica di Presidente del collega Vittorio Zanon e si è eletto come nuovo Presidente Monica Quanilli, già Vicepresidente. Nuovo Vicepresidente è stata eletta Stefania Cassol.
Si riportano qui di seguito due comunicazioni, da parte del Presidente dimissionario Vittorio Zanon e della nuova Presidente Monica Quanilli.

 

Lettera di Vittorio Zanon

 
Gentili colleghe e colleghi,
a conclusione della mia attività di Presidente del CROAS Veneto, che ho assunto a settembre 2013, mi accingo a fare il punto sulla attività svolta nel corso di questi 19 mesi. Il senso di responsabilità su cui ho molto riflettuto prima di accettare l’incarico di presidente e che mi aveva portato a scrivere pubblicamente una serie di pensieri, mi porta ora a spiegare le motivazioni che mi hanno portato a questa decisione, restituendo alcune riflessioni alla comunità degli assistenti sociali del Veneto.
Nel valutare l'opportunità di proseguire il mio impegno all'interno del CROAS Veneto in una posizione di minore rilievo, resta forte in me la convinzione che un Presidente debba rappresentare il Consiglio, di cui è espressione, ma che non sia importante tanto chi assume tale carica quanto, piuttosto, cosa viene fatto dal Consiglio e con quali modalità.
 
Partendo dalla constatazione che a luglio 2013 solo il 22% dei colleghi ha partecipato alle elezioni per il rinnovo del CROAS, che ha quindi, almeno in parte, un problema di rappresentatività, si è cercato di lavorare per rafforzare il senso di appartenenza alla comunità professionale in tutti gli assistenti sociali del Veneto. La trasparenza e la comunicazione, quindi, sono due pilastri imprescindibili per far avere riconoscimento, autorevolezza, valore e sostegno a quanto si fa. Se da una parte per un buon governo della professione serve una efficace ed efficiente struttura organizzativa (premessa banale ma non per nulla scontata), dall'altra una comunità attiva e propositiva può fungere da sostegno propulsore per le azioni, anche di tipo politico, che un ordine può intraprendere, pur sempre all'interno della cornice delle funzioni che la norma assegna (legate sostanzialmente alla tenuta dell'albo a garanzia del corretto esercizio della professione a tutela della cittadinanza).
Buona parte delle azioni su cui il CROAS sta lavorando riguardano l'adeguamento a tutti i dettati ed adempimenti cui come ente pubblico si è tenuti. Su tale versante è prezioso il supporto da parte del CNOAS così come il confronto e raccordo con gli altri CROAS, anche con la prospettiva di potersi sempre maggiormente integrare e sostenere.
Rilevanti novità hanno impegnato il CROAS su aspetti che stanno modificando assetto e gestione della professione. Infatti se da una parte vi sono state sostanziali modifiche nel vivere la professione (pensiamo al DPR 137/12 che ha sancito l'obbligatorietà della formazione continua e istituito i Consigli di Disciplina e agli effetti della sentenza del TAR Lazio sul ricorso contro il DPR 328/01 che ha modificato la proporzione degli iscritti ad albo B ed albo A), dall'altra tali cambiamenti potrebbero divenire opportunità per una riscoperta del senso di appartenenza alla comunità professionale, riattivando quella partecipazione che negli anni più recenti si è affievolita.
 
Come CROAS si sono avviati alcuni percorsi ed azioni, altri si potranno implementare e concretizzare con il tempo tessendo relazioni con altri soggetti per aprire sguardo e prospettive anche nuove. In tal senso si è voluto portare anche in Veneto la Giornata Mondiale del Servizio Sociale (World Social Work Day), che si celebra con il coinvolgimento delle università di Padova, Venezia e Verona, ed al contempo essere maggiormente vicini ai territori, avviando le assemblee territoriali (fino ad ora effettuate in 5 provincie) abbinate a sedute di consiglio itineranti, proprio per permettere ai colleghi di conoscere l'Ordine e poterlo sempre più considerare come la casa della professione.
 
Riconosco come tali esperienze abbiano rafforzato in me la convinzione che siamo una comunità dalle grandi potenzialità e risorse, che cresce grazie alla passione di tanti. Ed il CROAS non può che essere uno strumento, un mezzo, non certo il fine della nostra azione. Su questo mi piace riprendere uno slogan coniato dai colleghi in occasione del flash mob che c'è stato a Treviso per il WSWD 2015: "Anche promuovere la professione è un servizio alle persone". Tale frase bene sintetizza ruolo e funzione degli Ordini professionali, spesso attaccati come lobbie o enti inutili che curano interessi di una casta con soldi pubblici. Nulla di più sbagliato, infatti:
  • i costi sono interamente a carico dei professionisti iscritti;
  • curano funzione di garanzia della qualità della professionalità degli iscritti a tutela della cittadinanza (attraverso esami di stato per abilitazione, funzione disciplinare, formazione continua);
  • non vi è alcuna intenzione di difendere poteri o privilegi, anzi. Nello specifico infatti gli assistenti sociali sono a fianco di chi ha bisogno quotidianamente di loro, venendo a volte percepiti come oppressori e trovandosi tuttavia oppressi e inermi per condizioni organizzative dei servizi, di riduzione delle risorse, aumento di domande e complessità dei bisogni.
Da questo se ne può uscire aprendo spazi di dialogo, allargando e rinforzando le collaborazioni tra servizi, responsabilizzando le persone e promuovendo la partecipazione attiva delle comunità locali. Dando voce a chi non ne ha, a fianco di chi è nel bisogno, per una giustizia sociale ed affermazione ed esigibilità dei diritti.
 
In queste mie note rischio inevitabilmente di non citare alcune azioni curate dal CROAS in questi tempi: dal silenzioso ed instancabile lavoro svolto dai colleghi per gli adempimenti legati alla formazione continua, alla promozione dei coordinamenti con l'attivazione di un bando specifico, il lavoro con alcuni gruppi e tematiche (in ambito minorile, sul versante del penale, i rapporti con le università, una attenzione specifica alle condizioni lavorative), il non sottrarsi ad interlocuzioni anche di tipo politico... per concludere con il fenomeno della sicurezza professionale, tema quest'ultimo rispetto al quale si prosegue a lavorare anche assieme agli altri CROAS.
 
Nel leggere i verbali delle sedute di Consiglio, che sono pubblicati nel sito, come prevede la normativa, si potrà notare come vi siano alcune azioni anche di revisione del funzionamento ed organizzazione interna al Consiglio. Se infatti da una parte si è riusciti a ridurre od ottimizzare alcuni costi (viaggi, pernottamenti, riduzione dell'affitto, spese di telefonia, alcune consulenze...) dall'altra si è scelto di operare affinché le attività di consiglieri ed in particolare dell'Ufficio di Presidenza possano avere un adeguato riconoscimento economico per l'impegno e le responsabilità assunte, nella convinzione che sia doveroso prendersi cura di chi cura la nostra professione, assicurandogli le condizioni per poterlo fare con serenità.
 
Non posso quindi che concludere ringraziando tutte quelle persone che in questo periodo mi hanno affiancato e un po' sopportato: tutti i consiglieri, i colleghi dell'Ufficio di Presidenza, le impiegate preziose e discrete, tutti i consulenti e collaboratori, i colleghi del Consiglio di Disciplina, i docenti e gli studenti delle università, tutte le associazioni professionali, che auspico possano sempre più rafforzarsi e dare voce alle differenti anime presenti all'interno della comunità professionale, i colleghi del CNOAS e degli altri CROAS, tutti i colleghi e le colleghe e, non ultima, la mia famiglia.
Io proseguirò il mio impegno per la professione con la stessa passione di sempre.
 
Vittorio Zanon
 

 

Lettera di Monica Quanilli 

 
Dare una forma scritta ai pensieri che affollano la mente nel momento in cui mi accingo a dedicarmi all’incarico che i colleghi del consiglio mi hanno voluto affidare è davvero difficile. Il primo pensiero corre alle motivazioni che mi hanno portata qui. Il mio approdo all'Ordine del Veneto non è stato preordinato, bensì un evento legato a un progetto personale di fare “altro” per la professione che non fosse solamente il lavoro quotidiano, ancora coinvolgente anche se faticoso dopo oltre vent’anni di attività.
A livello personale avevo fatto importanti investimenti in campo formativo, ora il desiderio era quello di spendere il bagaglio di esperienze e conoscenze accumulato. Nella mia vita professionale ho incontrato molti colleghi: da ognuno di loro ho imparato qualcosa e ora potevo dare qualcosa a mia volta. E' stata probabilmente una tappa di un percorso iniziato nel momento in cui ho dato la mia prima disponibilità come supervisore di tirocinio, credendo fermamente che quanto avevo a mia volta ricevuto dal mio supervisore andasse in qualche misura restituito.
La mia candidatura come consigliere è stata principalmente la volontà di sostenere un progetto ambizioso, promosso da alcune giovani colleghe, che avevano intuito come l'Ordine potesse divenire uno strumento di riaffermazione professionale degli assistenti sociali, così spesso oggetto di svalutazione.
 
La nomina a Vice Presidente prima e a Presidente poi non la considero un'attestazione di valore personale, bensì la naturale suddivisione di compiti all'interno di un gruppo che si è dimostrato, sin dall'inizio, coeso e capace di proporre e implementare progettualità di ampio respiro.
Gli ordini professionali sono entità che hanno come dovere principale quello di svolgere una funzione di controllo, loro attribuita dallo Stato, rispetto a coloro che svolgono la specifica professione. I loro compiti sono pochi e ben delineati dalla normativa: si trattava di interpretarli in maniera innovativa, cercando di far sì che gestione dell'albo e delle attività formative divenissero contenitori per promuovere un nuovo approccio a questa entusiasmante professione.
Per questo la nostra attuale Consiliatura è iniziata all'insegna della trasparenza e del coinvolgimento, nella convinzione che tutti gli assistenti sociali debbano essere inclusi nella definizione del futuro della categoria, a partire dai percorsi di formazione permanente. Perché delegare alle università tale compito? Dobbiamo costruire assieme a loro i percorsi di formazione dei professionisti del futuro, perché è dalla prassi quotidiana che possiamo ricavare i bisogni formativi specifici che gli atenei hanno il compito di tradurre in piani di istruzione.
 
Quando ci si cimenta in una nuova esperienza si hanno molte aspettative, come è accaduto a me. Per questo nell'accettare la designazione a Presidente dell'Ordine ho posto un'unica condizione: essere la referente di un gruppo che condivide responsabilità e suddivide i compiti. Lo spirito del mio lavoro all'Ordine vuole essere quello della corresponsabilità, sia all'interno come verso l'esterno.
Per tale motivo si è promosso il lavoro in commissioni e la delega di funzioni a specifici consiglieri, l’organizzazione degli incontri territoriali con gli iscritti e il lavoro con i gruppi di coordinamento territoriale.
Ci siamo fatti voce per i colleghi nei confronti degli organi politici, proponendo letture critiche delle decisioni assunte, e chiedendo un supporto qualificato nella produzione dei documenti inviati.
Personalmente e come gruppo crediamo fermamente nel valore della comunicazione, che sia soprattutto costruttiva e funzionale a ridefinire una diversa e più coerente immagine degli assistenti sociali. L'opinione pubblica è un interlocutore esigente ma facilmente influenzabile: non possiamo delegare ad altri questo delicato compito. Questo percorso viene curato a livello regionale con l'Ufficio Stampa dell'Ordine, ma condiviso con gli altri CROAS e con il Consiglio Nazionale.
L'avvicendamento nella carica di Presidente diviene elemento di continuità all'interno di un progetto di ben più ampio respiro, del quale la professione è l'assoluto protagonista e alla quale ogni iscritto all'albo è chiamato a dare il proprio contributo.
La crisi strutturale e congiunturale del vigente sistema di Welfare impone di ricercare nuove possibili strade da percorrere a livello locale, implementando nuovi modelli di governance e l'assunzione di responsabilità. Gli assistenti sociali sono chiamati in primis a spendersi in tali contesti e l'Ordine vuole farsi promotore di tale coinvolgimento.
 
E allora quali dovranno essere i nostri impegni per il futuro? Principalmente la cura della comunicazione, che deve necessariamente avvenire in una duplice direzione, essendo il coinvolgimento degli iscritti uno dei nostri più importanti obiettivi. Questo dovrebbe ulteriormente implementare il percorso di trasparenza fin qui condotto.
La crescita della professione non è compito di altri, bensì di tutti noi e per questo intessere stretti rapporti con i colleghi e con i territori diviene un passaggio obbligatorio, anche in funzione della diffusione di buone prassi e la positiva contaminazione nei diversi servizi. Gli eventi formativi che l'Ordine vuole e deve promuovere saranno quindi il contesto tangibile in cui promuovere le diverse esperienze e creare sinergie non solo operative, ma anche a livello di produzione teorica.
In un momento storico così complesso, in cui l'esternalizzazione dei servizi è divenuta prassi e la contrazione dell'offerta ai cittadini una ulteriore problematica con cui gli operatori si devono confrontare quotidianamente, vogliamo promuovere maggiore consapevolezza, soprattutto nel livello politico, che tale scelta contribuisce ad impoverire un sistema di Welfare già fortemente depauperato. Non possiamo accettare il perpetuarsi di forme contrattuali che penalizzano chi si è inserito nella vita professionale nell'ultimo decennio, creando forme di instabilità professionale e disparità di trattamento lesive sia della dignità dell'utenza che di quella dei professionisti.
Per questo puntiamo a creare canali di interlocuzione con le amministrazioni di qualsiasi livello, sia locale che regionale, al fine di essere stimolo per una rivisitazione dell'attuale impianto delle politiche sociali e sociosanitarie, affinché riescano ad esprimere livelli di governance più consapevoli, efficaci ed efficienti.
Sicuramente è un programma ambizioso, ma la nostra comunità professionale ha in sé le capacità per sostenerlo. In tutto questo come consiglieri non chiediamo deleghe, bensì il coinvolgimento di tutti per arrivare a risultati tangibili.
 
Monica Quanilli
 

 

  

 

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